lunedì 3 dicembre 2018

Un fumetto che è davvero la fine del mondo

Disclaimer: sarà un post lungo e pieno di "lucchesismi". Quando una roba mi prende è così. Vogliatemi bene lo stesso.

Avevo circa quattro anni e mezzo quando mi avvicinai al mondo dei libri, delle parole su carta. Mi facevo comprare dai miei i "Topolino" all'edicola sotto casa ogni volta che uscivano. La sera, nel lettone, me ne stavo lì a sfogliarli guardando le figure. E mi giravano un po' le balle perché io volevo sapere che cosa dicessero quelle nuvolette che uscivano dalla bocca di Topolino o di Pippo! Perciò fracassavo i gabbasisi a mia mamma con domande a mitraglia: "Mamma, che c'è scritto qui? E questa che lettera è? E questo simbolo che vuol dire?". Volevo imparare a leggere! Dovevo!
Perciò quando iniziai ad andare a scuola e a prendere dimestichezza con tutte quelle lettere mi gasai un botto e cominciai la mia vera e propria avventura con la lettura.
Divorai tutti i "Topolino" accumulati nel tempo e ne comprai di nuovi.
Crescendo, però, abbandonai del tutto il mondo dei fumetti e passai a Dahl, alle storie de "Il battello a vapore" e ai "Piccoli brividi" (forse è colpa di Slappy se ho la fobia dei pupazzi da ventriloquo/marionette/burattini?!?!).

Ho riletto il mio primo fumetto dopo millemila anni qualche giorno fa. E di questo ritorno alle origini devo ringraziare Giulio Mosca, alias"Il Baffo".
Sì dai, lo conoscete anche voi! Anche se non lo sapete, lo conoscete per forza! Tutti sanno chi sono "gli omini blu delle vignette di Facebook"!

Una delle mie preferite!
Anche perché è la scena che si ripete ogni santa sera!

Il 4 novembre sono andata, come ogni anno, al Lucca Comics (sono di Lucca, sarei pioppa se non ci andassi!) e dopo aver imprecato perché la fila allo stand della WarnerBros era lunga come la Quaresima, perché lo stand della Funko straripava e non si riusciva a passare, perché non riuscivamo a trovare una birretta fresca, mi sono rinvenuta e "oh! Io voglio andare a prendermi il nuovo fumetto del Baffo e a farmelo anche firmare!".
E così, cartina alla mano, io e Ste siamo partiti alla volta del padiglione che ospitava Il Baffo.
Ho preso il suo ultimo libro "La fine del mondo di qualcun altro" e ci siamo messi in coda. In due ore ho discorso, e discorso e discorso con gente random fino a perdere la voce, che già ce l'ho bassa di mio; imprecato contro il mal di schiena che la vecchiaia imminente mi ha donato; guardato Ste che si leggeva il fumetto (Giulio grazie! Non legge nulla manco sotto minaccia!); bramato una sedia da campeggio pieghevole o un passeggino vuoto dove potermi rannicchiare in attesa.
Ma poi voilà! Tocca a me!
E l'attesa è stata ripagata dalla gentilezza e disponibilità di Giulio, che nonostante fosse lì da più di due ore a disegnare e chiacchierare era sempre brillante e sorridente con tutti quanti. E che figo vederlo disegnare lì, dal vivo, per me!

  
Non Daria, non Dania, bensì Tania.
Manco io lo capisco al primo colpo
il mio nome!

Ma parliamo della cosa che sicuramente interesserà di più a tutti voi.
Il fumetto.

"La Fine del Mondo di Qualcun Altro è la seconda graphic novel di Giulio Mosca.In questo romanzo grafico, al confine tra fantascienza e quotidianità, il personaggio del Baffo vive in una società alienata, che osserva le vite degli altri invece di vivere la propria. Un asteroide dai poteri sovrannaturali, paura e insicurezza di chi supera i venticinque anni e un annunciato cataclisma sono solo alcuni degli ingredienti di una storia intrigante e mai banale. Un'avventura che lascia spazio a personaggi inediti che non potranno che diventare nuovi protagonisti dell'universo dell'omino blu dai baffi rossi".

Questa graphic novel (anche se mi garba di più la parola "fumetto"), mi ha tenuto compagnia in una giornata un po' vomitevole per me. E' stata una piacevolissima distrazione.
Ho aperto il libro e mi sono lasciata cullare dal profumo di quelle pagine e dai protagonisti della storia, leggendo il tutto con la voce di Giulio.
Il nostro donzello dai baffi splendidi splendenti, attraverso i suoi disegni, ci racconta una storia che non è nient'altro che lo specchio della società odierna. La società social.
Quella che ci rende tutti schiavi di un telefono, con le teste chine e il cervello pieno delle vite degli altri.
Vite volte ad impressionare, a mostrare ogni momento della vita a sconosciuti e a compiacere chissà chi per chissà cosa.
Ma tratta anche un argomento che mi sta particolarmente a cuore: la consapevolezza del tempo che passa.
Quel maledetto orologio che non si ferma! Che c'ha le pile infinite che alla Duracell gli fanno giusto una pippa! 
E quell'ansietta che ti prende quando ti ritrovi inconsapevolmente a farti una sorta di esame di coscienza!
"Porca l'oca, ho quasi 29 anni. Ma che ho fatto di buono nella vita? Ho sprecato il mio tempo? Potevo fare di più? Mi sento vecchia. Sono arrivata? O devo sempre arrivare? Mi sembra di aver compiuto 18 anni ieri. La prima sbronza da vomito, la prima cannetta che mi faceva ragionare sull'esistenza del Coniglio pasquale, il primo bacio vomitevole, l'ansia per l'esame di stato. E invece sono quasi 29!".
Io e Giulio siamo d'età (io sono leggermente più vecchia!) e mi sono ritrovata tantissimo in quello che dice il Baffo.
Lui, che si relaziona con una diciassettenne, vede le differenze che ci sono fra "noi" e la nuova generazione, che ci vede un po' come "i nuovi vecchi".
Ma sticazzi! Ma che ne sapete voi altri, giuovani stolti (si fa per ridere eh! Nessuno se la prenda!), dei pomeriggi passati a giocare a nascondino dandosi appuntamento la mattina a scuola! Senza Facebook, Whatsapp e Instagram! Che ne sapete dello "squilletto" e della bellezza di conoscersi tramite chiacchiere, non tramite sessioni di stalking su Facebook! Avete il pacchetto pronto, giocate in vantaggio!
Un tempo, quando si usciva a mangiare una pizza, si chiacchierava! Ma sul serio! Non con la faccia piantata in un telefono!
Quanto mi state sulle balle voi che non riuscite a staccarvi dai pipi altrui anche quando siete in compagnia!
Comunque, alla fine, le lancette girano. Signori, bisogna farcene una ragione!
Magari non siamo diventati premi Nobel. Magari non siamo milionari con la villa alle Maldive. Magari non abbiamo il lavoro dei nostri sogni.
Ma alla fine siamo quello che siamo. E, forse, non siamo nemmeno così malaccio come a volte ci sembra.
Dobbiamo prendere consapevolezza del tempo che passa, che passerà. Ma non abbandoniamo del tutto la nostra giovinezza. Ci fa bene, ed è bellissima. 
Cerchiamo di fondere ciò che eravamo con ciò che siamo oggi.

Quindi, vi consiglio questa graphic novel? ASSOLUTAMENTE Sì
.
Vi posto qua sotto qualche link dove potete trovare la meraviglie che Giulio ha messo a disposizione per tutti noi.


Detto ciò, ringrazio nuovamente Giulio per esser stato sempre così disponibile e gentile. 
Prometto che nel giro di breve recupererò anche gli altri due libri e, nel caso, ti romperò le balle nuovamente dicendoti che cosa ne penso!

Io, inversione demenzialitàpiùstanchezza,
con Il Baffo.

"Esistono tre stadi nel processo di presa di coscienza. Il primo e l'ultimo sembrano identici, sovrapponibili, ma c'è una cosa che cambia: il livello di consapevolezza.
Al primo stadio sei felice perché sei completamente inconsapevole. Se non sai che i problemi esistono, i problemi non esistono. Sei "stupido" e felice.
Me lo ricordo bene, avevo quindici anni.
Al secondo stadio cominci a porti delle domande e qui sì che cominciano i problemi!
Più domande ti poni, più risposte ti dai e ogni risposta è frutto di un'esperienza e spesso l'esperienza è sofferenza.
Al terzo stadio sei felice perché sei completamente consapevole."

1 commento:

  1. Io non sono tanto da fumetti, ma il tuo post mi ha fatto proprio voglia di leggerlo!

    RispondiElimina