martedì 20 giugno 2017

➤ Let me kiss you hard (parte I) di Valentina Bindi

Ci tengo molto a segnalarvi questo libro. Non solo perché è stata la mia primissima collaborazione con una scrittrice emergente, ma anche perché Valentina è una ragazza estremamente disponibile e gentile. E, sicuramente, farà grandi cose.

SINOSSI:
Questo romanzo è una storia d'amore diversa da tutte le altre; Anna, una ragazza di ventotto anni di Dublino si ritroverà a scoprire un sogno che non ha mai potuto avere. La sua famiglia è ricca, ma ciò non ha fatto altro che alimentare le sue insicurezze fino a portarla verso brutte strade.
Rooney è la sua migliore amica, la sorella mancata, è lei che ogni volta la salverà sempre sull'orlo del precipizio. Ma non potrà evitare che si innamori di un ragazzo alquanto misterioso, normale e dolce.
Si tratta di Morgan, lui è il figlio della ricca Welsh Beauty Production, la ditta numero uno in Irlanda per profumi e saponi biologici. Tutto nascerà da un incontro casuale alle splendide scogliere Cliffs Of Moher; da una semplice richiesta di una foto sboccerà quello che sarà il suo amore più difficile.
Da quel giorno la sua vita verrà stravolta, la distanza non potrà mettere freni al loro amore. Ma soltanto un particolare che scoprirà Anna riguardo la famiglia di Morgan la farà allontanare fino a lasciarsi. A cadere tra le braccia di un altro, tra dolore e amore sarà costretta a decidere se seguire il suo amore o lasciare che se ne vada, perché lei ha troppa paura delle responsabilità. Ma non avrà tempo, dovrà correre a Killarney, città natale di Morgan a causa di un brutto incidente.



Non voglio dirvi molto altro sulla trama del libro per non rovinarvi niente. Quando si tratta di libri di scrittori emergenti mi piace lasciarvi un po' con la curiosità, dato che non sono così "famosi" e di informazioni al riguardo non ce ne sono a bizzeffe come quelle sui "grandi titoli".

I protagonisti sono Anna e Morgan. Si conoscono durante un viaggio alle scogliere Irlandesi. Lui chiede a lei di scattargli una foto con il suo cellulare e di potergliela poi inviare. Da quel momento lei va in brodo di giuggiole. Perché Morgan è un figone! Chi non andrebbe in brodo di giuggiole?! Occhi azzurri, giacca di pelle, espansività, lingua tagliente. Dai, gente!
Anna rimane quasi ossessionata da Morgan e deve rivederlo a tutti i costi. Arrivando anche a saltare il lavoro! Tra una cosa e l'altra nasce l'ammmmore. Quello da film. Quello un po' in verosimile che però ti fa sognare. Ma Morgan ha un segreto che Anna non riesce ad accettare. La loro storia sarà messa veramente a dura prova.

Basta, non dico altro sulla trama!

Il libro mi è piaciuto. Una lettura semplice, non impegnativa, adatta alle giornate calde di adesso che richiedono solo relax.
La storia scorre. Deve scorrere! Almeno, per quanto mi riguarda ogni volta che iniziavo a leggere non riuscivo a fermarmi perché DOVEVO SAPERE! E questa è sicuramente una nota positiva!
Mi piace come i due si conoscono e mi piacciono le canzoni che Anna ascolta.
Ma Anna la odio! Davvero! Scusa Vale, ma Anna mi sta antipatica!
Va bene essere paranoica (io stessa, spesso, mi sono ritrovata molto in lei), ma così risulta ridicola! Si crea problemi e paranoie dove non esistono! E poi è egoista! Quando scopre quella cosa (che io, da brava faina, avevo già intuito!) la prima cosa che fa è darsela a gambe! Suvvia, a 28 anni per una cosa del genere prendi e te ne vai? Lasci quel poveraccio così come un baccalà?! Dai dai!


Scritto piuttosto bene, anche se forse c'è qualche virgola di troppo.
E il "booom" finale che invoglia sicuramente a leggere anche la seconda parte!

Una lettura fresca. Una storia d'amore un po' travagliata. Un figone e un'imbranatella.
Sicuramente consigliato da portare sotto l'ombrellone o, come facevo io, in ufficio durante la pausa pranzo.
Una saga che ha buone possibilità.

Se cliccate qua potete vedere anche il booktrailer.
Qua e qua i link per poterlo acquistare, sia cartaceo che formato ebook.

Date un'occhiata anche voi. Se vi piace il genere sono sicura che ne rimarrete piacevolmente colpiti.

In bocca al lupo Vale! Sappi che non vedo l'ora di leggere la seconda parte e di avventurarmi negli altri tuoi due libri!

martedì 13 giugno 2017

Un "mmh" quasi infinito

E come " mmh" intendo un "mmh" della serie "mah! E quindi?"

E mi dispiace anche giudicare maluccio un libro che tratta temi così seri, però oh. Che ci posso fare?

Il libro di cui vi parlerò brevemente oggi è "Il nostro anno infinito" di Matthew Crow.
Un libro triste, tutto sommato. Dolce e triste. Ma lento.

Francis, un ragazzo di 15 anni, con la passione per i libri, una media scolastica che è una bomba e inguaribile romanticone, scopre di essere malato. Ha il cancro.
Alle spalle ha una famiglia singolare: un fratello bizzarro che gli dà man forte in ogni occasione, una nonna pallosissima, una madre battagliera e un padre ormai assente da anni dalla sua vita.
La sua nuova condizione lo costringe a passare qualche mese ricoverato in ospedale, dove conosce la sua nuova cura a tutti i mali: Amber.
Anche lei, infatti, è malata. I due fanno comunella, trascorrendo - volenti o nolenti - le giornate insieme. Amber è una forza della natura, il personaggio che sicuramente ho amato di più: una ragazza con le palle! Sarcastica, forte, brillante. L'àncora di tutti e due.
E va a finire che si innamorano. Il loro rapporto cresce: condividono il loro amore per il cinema; si prendono cura l'uno dell'altra; si rasano i capelli insieme; guardano le loro rispettive madri darsi guerra; sdrammatizzano la loro critica condizione.
Insomma, tutte quelle cose dolci che fanno i quindicenni alle loro primissime esperienze.
Francis, poi, viene dimesso. Risponde bene alle cure. Poco dopo anche Amber.
Viversi fuori da un reparto oncologico è strano. Strano, ma bellissimo.
Ma gli imprevisti, quelli brutti, sono sempre dietro l'angolo.
E Francis, purtroppo, lo scoprirà presto.

"Ho bisogno che tu guarisca perché io sto guarendo, e il problema è che non mi ricordo quello che facevo prima di conoscerti. 
Prima che ci fosse un noi. 
Il mondo sarà un posto più interessante se ci sarai pure tu."

Questo libro è un mix fra "Colpa delle stelle" e il film (non so se esiste anche il libro, perdonatemi!) "La custode di mia sorella". E' sicuramente triste. Angosciante. Sì, ci sono momenti in cui sorridi da tanto che Francis diventa dolce e smielato, ma quando ti ricordi che è una storia d'amore fra due malati di cancro rinsavisci e passi a pensare "dio santo, ma perché esiste una cosa del genere? Perché è nato un male così? Cesserà di esistere una volta per sempre?".

Purtroppo, però, non mi è piaciuto granché. Ci sono parti morte, lente, in cui non succede nulla.

Mi piace il fatto che sia stato scritto da un uomo, però. Spesso le storie d'amore vengono fuori dalle menti femminili. Sicuramente Crown riesce a farci innamorare un po' di più della vita.

Purtroppo non mi dilungo oltre perché non saprei che altro dirvi, al riguardo. Mi ha lasciata un po' "mmh", appunto!

sabato 3 giugno 2017

Io sono così.

E non è una mera giustificazione al mio essere me.
Sono così davvero.

Non ho mai detto - e mai lo dirò! - di essere una persona facile e che interagire con me sia come scartare una caramella. Ma questa sono io.

Sono una persona silenziosa. Me ne sto sulle mie facendomi allegramente i cavoli miei.
Se risulto "musona" a me non interessa granché, soprattutto se dall'altra parte c'è qualcuno che mi va poco a genio.

Se mi sparano addosso frecciatine alla "sonofigosoloio", io rispondo altrettanto con un secchiello di acidità sempre, però, garbatamente. Le sceneggiate da galline nel pollaio non mi piacciono.

Le novità, le novità fisiche intendo, non mi piacciono granché.
Amo circondarmi sempre delle stesse persone. Sto bene nella mia zona sicura. Anche perché capita sempre che, quando mi avventuro in terra straniera, ne rimanga disgustata per il 70% delle volte, sicché immaginatevi con che piede parto!

L'impatto è quello che conta, per me.
Se d'impatto mi dai una buona impressione, se non fai troppo il fenomeno, se non ti fai i fattacci miei senza che nessuno ti abbia dato il via libera, riuscirò ad essere quella che sono con le (poche) persone che mi piacciono.

Sarò gentile con te. Ti racconterò di me. Troverò bello ascoltarti. Ti farò quella valanga di discorsi senza senso che strappano qualche risata.  Avrò piacere nel passare serate in tua compagnia. Dividerò una pizza con te.

Sono una persona difficile, certo.

Ma spesso, sappiate, che lo sono perché siete voi che proprio non ci sapete fare.

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martedì 30 maggio 2017

➤ Camera 101 di Enea Tonon

Ma avete visto roba di intestazione che mi è venuta fuori?! Vorrei sapere che diamine mi è venuto in mente di cambiarla! Ho fatto più casino della grandine! E quella lassù è la versione migliore che sono riuscita a fare! Ma è gigante! No via, non ci siamo!

Ma ciancio alle bande! Oggi non sono qua per lamentarmi, per vostra fortuna, ma per segnalarvi un librozzo.

Si tratta di "Camera 101" di Enea Tonon.

Come già anticipato ad Enea, non è un genere che amo.
Però oh, mai giudicare un libro dalla copertina!

Si tratta infatti di un libro per adulti, già presente su diverse piattaforme nazionali ed internazionali in ben tre lingue: italiano, inglese e francese.

Camera 101: L'Osceno è la Radice del Piacere di [Tonon, Enea]"Una giovane donna riconosce nel suo sadismo l'unico sublime godimento.
Oltre il piacere, si snoda la vera storia dell'amore sadico, che una giovane donna crudele, vive senza regole né scrupoli. Con gelida determinazione, cerca l'estasi dei sensi attraverso la sua lucida brutalità, convinta che il piacere sublime sia quello spietato, in cui il proprio esercizio della cattiveria sia reso del tutto possibile e completamente disponibile. Ritiene che il piacere sia possente, determinato e dilagante, perché scritto nel DNA, mentre l'amore è invece per lei, un sentimento debole, che trova le sue origini in ambito culturale. Riconosce la sua essenza intrisa di sadismo, come l'unica possibile per lei e esercitare la crudeltà, il solo modo per raggiungere un godimento sublime. Costruisce una sua etica morale, in cui non c'è posto per la pietà umana e la giustizia, arrogandosi ogni diritto, pur di giustificare e ottenere quel che desidera."
-Sinossi presa da "Amazon"





Io non l'ho ancora letto, ma se il genere vi piace o se siete semplicemente curiosi qui potete trovare dei frammenti indicativi del romanzo e qui il link diretto per poterlo acquistare.

Detto ciò, fatemi sapere se lo avete mai letto e in bocca al lupo ad Enea!

mercoledì 24 maggio 2017

E' tutto strano! Non solo i capelli!

Quello che ho da dire su questo libro è un grande e gigantesco punto interrogativo saltellante.
Non ho capito se l'ho odiato o se mi è piaciucchiato.
Davvero, non lo so!
Si tratta del libro "La ragazza dai capelli strani" di David Foster Wallace.

Il libro è formato da una serie di racconti. E già qua la faccenda non mi entusiasmava granché perché in genere prediligo un'unica storia. Però non ci si tira mai indietro davanti ad un libro, perciò ho proseguito il mio cammino.

Sono arrivata alla conclusione che quel libro è lo specchio della società e della cultura americana, raccontata tramite storie stilisticamente diverse fra loro.
Ogni storia ha un tema principale, fra cui l'omosessualità, il potere all'interno del lavoro (e nelle classi sociali!), le differenze di stile, l'instabilità della mente umana, la vastità dei sentimenti e gli effetti che hanno sulla nostra esistenza, l'importanza, ahimè, delle apparenze, i figli e i loro problemi, storie d'amore ormai logorate ecc...


"I mari sono mari solo quando si muovono"" sussurra Julie. 
"Sono le
onde a impedire che i mari siano semplicemente
delle enormi pozzanghere.
I mari sono fatti soltanto delle loro onde. E ogni onda del mare alla fine è destinata
a incontrare ciò verso cui si muove, e a infrangersi.
Tutto quello che avevamo davanti agli occhi, tutte le volte che me lo chiedevi, era ovvio.
Era ovvio ed era una poesia, perché eravamo noi."

Ci sono racconti che ho amato ed altri che non riuscivo a finire, questi spesso caratterizzati da periodo infiniti! Ma così infiniti che spesso mi ci perdevo dentro e mandavo segnali di fumo per farmi tornare a prendere!

Mi sono angosciata, emozionata, annoiata, divertita. Un mix di robe mentre leggevo.

In alcuni casi il buon David mi ha ricordato molto Palahniuk!

E una cosa che mi è piaciuta un sacco è l'uso di termini inventati, come "cetriolescamente"!
Cetriolescamente è bellissimo, dai!

E' vero anche che è il primo libro di Wallace che leggo, perciò non mi sento di bannarlo per sempre dalla mia vita. E probabilmente voi che lo amate mi tirerete virtualmente contro i pomodori, però oh! Son sincera!

Quindi, mi è piaciuto? Non male, ma neanche il libro dei libri!
Diciamo che in una scala da 1 a 10 si becca un 6.


Se avete dei titoli suoi da consigliarmi, dite pure eh!
E, inoltre, se avete scritto qualcosa e volete farmelo leggere per avere una mia recensione o segnalazione, l'email la trovate lassù in alto.
Idem il mio profilo Instagram.

Dopo questo spazio pubblicitario alla Mastrota, vi saluto!
Alla prossima!

mercoledì 17 maggio 2017

"In ognuno di noi c'è un altro che non conosciamo"

Le parole di Jung che troviamo non appena si apre il libro "Avrò cura di te" sono l'epicentro del romanzo.
E sono anche un'ineluttabile realtà.

Gioconda, detta Giò, è una giovane donna che dopo esser stata lasciata da suo marito Leonardo (ma che meraviglia di coppia è?! Leonardo e Gioconda!) si perde in se stessa. Si trasferisce così a casa dei nonni paterni, quelli che da sempre vede come l'emblema del vero amore. Scartabellando fra le vecchie cose che abitano quella casa ormai silenziosa, trova un biglietto in cui, con la sua calligrafia e qualche errore ortografico, sua nonna ringrazia il suo angelo custode.
Gioconda decide di provare, di lasciare anche lei un biglietto. Ed è così che iniziano gli scambi di lettere con Filèmone, il suo angelo custode.

Nonostante i dubbi iniziali nei confronti di questo angelo così saggio e giusto, Gioconda instaura fin da subito una sorta di amicizia con Filèmone che tutto vede e tutto sa. Da sempre.
Tormentata da una storia finita, con una famiglia un po' problematica alle spalle e con il pensiero di essere sbagliata, Gioconda lascia che Filèmone si prenda cura di lei.
E lui lo fa, spesso essendo anche troppo pungente, dispensando consigli, carezze, facendole aprire gli occhi, rassicurandola, facendole capire che non è mai troppo tardi per riprendersi ciò che si è lasciato indietro nel proprio cammino, che spesso le colpe che ci attribuiamo da soli non sono altro che la somma di tutte mancanze che altri hanno avuto nei nostri confronti e che non siamo i soli ad essere o ad aver sbagliato.
Filèmone insegnerà a Gioconda ad essere meno egoista, a guardare l'amore sotto una luce diversa, ad avere più rispetto per se stessa e per le sua convinzioni. Le insegnerà ad essere una donna nuova.

"In una parola, bisogna sapere amare.
Un'impresa ostinata che non prevede ricompense né riconoscimenti ufficiali,
spesso nemmeno da parte dell'oggetto del nostro amore.
Solo la sensazione di essere un po' più vicini al cielo.
Perché, se l'amore è una discesa dell'eternità nel tempo e nello spazio,
non può limitarsi al miracolo dell'incontro e alla poesia dell'istante.
Deve per forza estendersi alla costruzione di qualcosa di durevole.
Trovarsi rimane una magia, ma non perdersi è la vera favola".


Un libro che mi è piaciuto da matti e che ho riempito di sottolineature. Il che vuol dire che ho ritrovato tante piccole parti di me, lì dentro.

Gli scambi fra Gioconda e Filèmone sono divertenti, scorrevoli e talvolta struggenti.
Filèmone è l'Angelo Custode che tutti vorremmo avere. E' saggio, simpatico, comprensivo, dolce, schietto, chiaro. Una bellissima proiezione del nostro "Io" che viene da "Chissà dove".



Un po' invidio Gioconda. Non solo perché ha saputo riscattarsi ed ottenere quello che voleva, pur prendendosi delle sane dosi di delusioni, ma perché anche a me piacerebbe di tanto in tanto farmi quattro chiacchiere con il mio ipotetico Filèmone. Mi piacerebbe sentirmi dire "sei una capra, che combini?!" o "vai così, che stai andando bene". Sarebbe bello poter dialogare così con noi stessi, compiacendoci quando dobbiamo essere compiaciuti, rimproverati quando c'è bisogno di un rimprovero, abbracciati quando c'è bisogno di un abbraccio. Sarebbe fantastico poter fare tutto questo da soli, con noi stessi, senza bisogno di altre parti, con il nostro "Io".
Io ed Io.

Ho adorato la struttura di questo libro.
Chiara Gamberale che dà anima a Gioconda e Massimo Gramellini a Filèmone.
Voglio un altro libro scritto a quattro mani da loro! Per forza!

martedì 9 maggio 2017

Di concerti, fragole e Cecco e Cipo

Sono poche le cose che mi trasformano da persona riservata e piuttosto silenziosa quale sono a bimbaminkia level 10:
- Il cibo: se mi viene in mente che ho voglia di qualcosa in particolare sfracasso i gabbasisi finché non l'ho vinta. O, se ho fame, sfracasso comunque finché non ottengo cibo. Tipo i cani che ti stalkerizzano finché non ottengono anche un micropezzettino di quello che stai mangiando.
- I libri: se inizio una saga e non ho TUTTI i libri lì, sulla scrivania, mi cruccio sapendoli da qualche parte nel mondo e non lì in casa mia. E quindi torturo le persone che ho intorno.
- Essere portata in posti dove non mi va di andare: succede raramente, ma se succede! Se mi viene in mente di partire da casa sfavata è sicuro che sfracasserò finché non tornerò a casa.
- Cecco e Cipo: a 27 anni (quasi!) quando li sento live (e non solo!) torno quindicenne.

I concerti a cui ho assistito sono pochi ma c'è sempre qualcosa di bello da raccontare!
Adesso divagherò, perché quando parte l'amarcord è difficile fermarsi, ma poi vi racconto anche del concerto di Cecco e Cipo alla Notte Fragolosa eh! Non temete!

I primi due concerti a cui andai furono quello dei Blue e, dopo, quello di Lee Ryan. Ora, lo so che mi state un po' offendendo, ed io vi capisco, ma anche io sono stata una tredicenne bimbaminchia con gli ormoni che ballavano la lambada! E che diamine! Concedetemelo!
Al concerto dei Blue andai con mia cugina, che mi si stava per collassare nella folla e mi costrinse ad andare via, fortunatamente, una ventina di minuti prima della fine del concerto.
A quello di Lee Ryan (che è sempre un figaccione della Madonna!) ricordo che sfiorai veramente la figura di merda: le canzoni del nuovo album io non le sapevo ancora tutte, e lui decise di chiamare una ragazza a cantare con lui sul palco. Quando vidi indicare nella mia direzione vidi già chiaramente la mia figura di merda live nei maxischermi. Chiamò la tipa davanti a me. Thanks God!
Sono stata, poi, due volte a sentire Ligabue a Firenze. La seconda volta, tre anni fa, rischiai di crepare affogata in fila per entrare nello stadio per colpa degli idranti fottutissimi! Roba che mi ci scappava da ridere come una bestia, ma in realtà stavo soffrendo!
Ho poi visto, più o meno, i The Killers e i Blink182.
Il concerto dei Blink l'ho visto da dentro una pianta. Letteralmente. Ero dentro un vaso.
Dopo il concerto dei The Killers, invece, io e la mia amica Martina (ciao Lenc! Invece di mandarmi foto assurde su Whatsapp, abbi la decenza di fermarti un attimo che mi deconcentri!) abbiamo avuto la conferma che come groupie facciamo veramente schifo! Appena finito il concerto, da brave faine, andiamo sotto il palco dove c'era un viavai di gente. Fra questi anche un qualcuno che lavorava dietro le quinte, probabilmente dello staff dei The Killers, che ci invita ad una festa. Noi, in un inglese maccheronico, gli chiediamo dov'era Brandon, perché oh! Noi si voleva lui! Lui ci risponde che era di là, là dietro, "c'mon girls!". Abbiamo abbandonato la nave. Ancora oggi mi maledico. In compenso però ho la bottiglietta di Brandon Flowers!
Abbiamo visto poi, da fuori al SummerFestival qua a Lucca, Robbie Williams. Boia, se ci penso mi riparte l'ormone ballerino!

E poi, per riallacciarmi al perché di questo post nonsense, Cecco e Cipo.
Li ho visti la prima volta live al pub dove vado sempre, e sempre con la gentile presenza della mia amica Martina, che quando siamo insieme succede sempre l'apocalisse.
Quella sera lì, invece che nella mucchia, mi hanno voluta piazzare al bancone. Mi sentivo un po' Homer da Moe, con la differenza che io non avevo sgabelli e sono stata sempre in piedi. Ah, e poi si sa come finisce quando sei piantata al bancone in compagnia, no? Fiumi di birra. Gente che offre. Birre che sfrecciano. Birre che spuntano. Boccali che non puoi rifiutare. Brindisi a cui non puoi sottrarti. Giri pagati che manco il Giro d'Italia! Gente che arriva e giri di bevute che ripartono!
Insomma, dopo il concerto dei miei Ceccheccipo con Martina affronto la folla perché, per diana, volevo farci una foto! Ma la cosa non troppo regular è che si stavano presentando, senza che nessuno gliel'avesse chiesto, gli effetti di tutta quella maledetta birra! E credo di aver ripetuto millequattrocentonovantadue (Ciao, Cristoforo!) volte a Cipo "Siete dei grandi!". Io mi vergognavo di me stessa, gente!
Comunque la foto ce l'ho fatta eh! Con la mia faccia che sembra più tonda di quello che è in realtà e gli occhietti da trota salmonata, ma comunque...

Dài via! Ma chi è quello stoccafisso con C&C?!


E il 30 aprile sono ripartita per tornare a vederli! Da Careggine -perché io e il mio ragazzo eravamo invitati a pranzo lassù fra i monti- a Terricciola alla Notte Fragolosa.
Però è stato tutto mega figo! Primo perché ho visto il "Bottegone della calzatura" che, cioè, se sei toscano e non sei mai stato lì non sei nessuno (immaginatemi che ondeggio e muovo il ditino alla "afrofinger")! Poi perché avevano organizzato delle navette che ti portavano lassù dove c'era la festa e mi hanno evitato quindi le revolverate di moccolini del mio ragazzo alle prese col parcheggio.
Una fiumana di gente. La pazienza già in riserva. Fortuna che non avevo fame!
Arrivati lì abbiamo dovuto cambiare gli euro in "fragodindi". Sì, tutto molto bellino e coccoloso a sentirlo così, ma ad una certa ero quasi sul punto di procurarmi una tavola Ouija ed evocare Cartesio! Non ci capivo più nulla! Cinque rossi, uno giallo. Con uno giallo ci bevi gratis. Rossi, gialli, cinque, uno vale un euro, per bere tre rossi, ambarabacciccìcoccò! Vinti dal fragodindo abbiamo cambiato 20 euro. Ci hanno regalato anche un paio di birre dopo averci definiti "i banditi".

Ma io ero andata lì principalmente per il concerto di Cecco e Cipo! 
Così, dopo l'immancabile fermata in bagno da brava signorina, io e il mio donzello ci accomodiamo (che poi tanto comodi non eravamo, dato che a fine serata avevo un mal di chiappe sensazionale!) sul muretto sotto il palco, in attesa della bolgia.
Ed io li vedevo, il Cecco e il Cipo, che mi passavano davanti! Ma sono pioppina e mi tornava male chiedergli un'altra foto. Anche se lo volevo fare, perché va aggiornata la mia immagine di copertina su Facebook, dai! Principalmente perché me non mi si può vedere!
Ed era altrettanto bello vedere queste ragazzine che scambiavano un tizio che era lì, per Cipo! Queste si fiondavano prendendolo alle spalle, e quando si girava "oddio ho sbagliato! Che figura di merda!"
Che meraviglia ragazze! Vi voglio bene! Mi avete fatta sbellicare!

E poi il concerto è cominciato! Ed io ero mega gasata! Ed è lì che è uscita la quindicenne che è in me! Ventordicimila video, 300 fragofoto, dirette su Facebook!

Cecco e Cipo sono stratosferici. Sono travolgenti. Anche se non sai le loro canzoni ti ritrovi comunque a saltare nella mucchia. Sono divertenti. Due ragazzi alla mano senza la puzza sotto il naso e sempre disponibili con il pubblico.
Sono veramente adorabili.

E così, il 1 maggio all'1.45 di notte, sono rincasata in quel di Lucca dolorante (da tanto che ho saltato come una capretta montana), afona, infreddolita, senza aver toccato niente con le fragole (ero alla Notte Fragolosa!), ma felice inside.
And now aspetto il 9 luglio per vederli di nuovo. E stavolta vado a chiedergli un'altra foto da bimbominkia!